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Le immersioni - Parco di Portofino

parco portofino - immersioni

 

punta chiappa

1 - PUNTA CHIAPPA

Punta Chiappa è una propaggine di roccia che si spinge per una cinquantina di metri verso il mare aperto e che delimita dal lato di ponente la riserva marina di Portofino.
Per questa sua posizione la "punta" - come viene chiamata dai pescatori di Camogli - costituisce un punto di passaggio obbligato dove non è raro incontrare pesci di grosse dimensioni.
La conformazione del fondale, ricco di massi e anfratti, crea l'ambiente ideale per cernie e ricciole mentre la correnti che ne lambiscono la parte più esterna favoriscono la crescita delle gorgonie, qui più che mai rigogliose.
Ma la punta riserva ai subacquei più esperti anche altre sorprese. A circa 37 metri di profondità la parete è interrotta da una profonda spaccatura. Superato uno stretto passaggio la spaccatura si allarga per formare un'ampia grotta le cui pareti sono letteralmente ricoperte da centinaia di gamberetti.
La profondità del punto di accesso e il particolare ambiente della grotta ne fanno un'immersione adatta a subacquei di grande esperienza. Forse anche per questo la "grotta del gambero" è custodita da un guardiano un pò speciale: un grosso grongo che da anni ha fatto la tana proprio all'ingresso della spaccatura.

secca dell'isuela

2 - SECCA DELL'ISUELA

 

E' considerata una delle migliori immersioni della Liguria. L'isuela è costituita da un grosso contrafforte roccioso che sale da un fondale fangoso di 45 m che dista dalla costa circa 200 metri.

Si raggiunge il cappello a circa 14 metri e si viene immediatamente catturati dalla flora e dalla fauna  che caratterizzano questa immersione: i branchi di dentici, i gruppi di saraghi che perlustrano ogni fessura della roccia, le nuvole di salpe che nuotano seguendo l'andamento del fondale, le cernie, immobili in candela incuranti della presenza dell’uomo, le murene che fanno capolino dalla tana scoraggiando ogni tipo di approccio.

Pianificando una profondità massima di 30/35 metri, è possibile circumnavigare interamente la secca seguendo una traiettoria a spirale. È consigliato l'utilizzo di miscele iperossigenate (nitrox) per ottimizzare la permanenza in curva di sicurezza e avere più tempo da dedicare all'esplorazione.

E’ consigliabile incominciare l'immersione sul versante verso il mare aperto perché è il più ripido e spettacolare, grazie alle numerose gorgonie rosse e alla presenza di tetti tappezzati da corallo, madrepore, briozoi dove abitano musdee e aragoste. Dove la roccia rientra, formando alcune tettoie, abbiamo dei tratti in ombra ricoperti da gialli madrepolari (leptosammia pruvoti), mentre il corallo rosso è abbondante a partire dai 30 m. Il pendio orientato verso terra è ripido e colorato, tra le nuvole di Anthias, le gorgonie ospitano le uova di gattuccio e non è inconsueto sorprendere questo tranquillo squaletto mentre riposa in qualche anfratto.

punta targhetta

3 - PUNTA DELLA TARGHETTA

 

l nome deriva da una piccola targa di marmo bianco, cementata alla roccia, in corrispondenza di punta Pidocchiaro. 

E' un'immersione per principianti, ma diventa interessante nelle ore notturne, quando questi fondali si popolano di animali e altre forme di vita difficili da scorgere durante il giorno.

Sottocosta la parete cade verticale fino a 15 metri dove raggiunge una franata di piccoli massi animata dal nuoto frenetico di tordi, donzelle e cerchie.

Avvicinandosi si notano gruppi di Apogon che con la loro livrea arancione vivacizzano gli angoli meno illuminati, le triglie alzano torbide nuvole di sospensione scavando nel sedimento alla ricerca di cibo.

Sono abbastanza numerosi i Parazoanthus che vanno ad adornare anfratti e spaccature della roccia.

Sono inoltre presenti colonie di corallo rosso ed alcuni spirografi.

Numerosi i piccoli rami di gorgonie gialle (eunicella cavolinii).

Inoltrandosi verso il largo i massi vanno diradandosi e una piccola dorsale nasce dal fondo detritico dando vita ad una parete diretta verso il mare aperto dove la profondità supera abbondantemente i 30 metri.

secca grotta dell'eremita

4 - SECCA GROTTA DELL'EREMITA

l profilo della costa genera in questo punto una graziosa caletta.

La località deve questo nome a una grotta che si inoltra nella roccia per alcune decine di metri.  Quest' ultima, è situata sulla parete di levante del grosso complesso roccioso esterno.

Seguendo il profilo della parete che scende quasi verticalmente si possono raggiungere i 30 metri.   Tra i grossi massi presenti sott'acqua, che intorno ai 20-25 metri di profondità formano numerose tane, è possibile incontrare la cernia.  Inoltre, questi sono ricoperti da diverse specie di spugne ed altri organismi che insieme costituiscono piccole oasi di vita dove è facile scoprire immobili peperoncini (Trypterigion), bavose e scorfanotti, anemoni bruni e dorati, ricci e stelle marine di diverse specie.

Dirigendosi verso il largo in direzione di punta Chiappa, troveremo una cigliata che corre parallela alla costa tra i 30 e i 40 metri di profondità. E' una delle poche cigliate del parco marino dove le gorgonie non sono numerose, ma troveremo una discreta presenza di corallo rosso e di aragoste.

Per vedere le gorgonie occorre spingersi a - 35 metri dove alcuni grossi scogli quadrati ricordano i colori più caratteristici delle acque più profonde.

punta torretta

5 - SECCA  PUNTA DELLA TORRETTA

 

Il nome deriva da una piccola targa di marmo bianco, cementata alla roccia, in corrispondenza di punta Pidocchiaro.

E' un'immersione per principianti, ma diventa interessante nelle ore notturne, quando questi fondali si popolano di animali e altre forme di vita difficili da scorgere durante il giorno.

Sottocosta la parete cade verticale fino a 15 metri dove raggiunge una franata di piccoli massi animata dal nuoto frenetico di tordi, donzelle e cerchie.

Avvicinandosi si notano gruppi di Apogon che con la loro livrea arancione vivacizzano gli angoli meno illuminati, le triglie alzano torbide nuvole di sospensione scavando nel sedimento alla ricerca di cibo.

Sono abbastanza numerosi i Parazoanthus che vanno ad adornare anfratti e spaccature della roccia. Sono inoltre presenti colonie di corallo rosso ed alcuni spirografi.

Numerosi i piccoli rami di gorgonie gialle (eunicella cavolinii). Sono inoltre presenti colonie di corallo rosso ed alcuni spirografi.

Numerosi i piccoli rami di gorgonie gialle (eunicella cavolinii).

punta dell'indiano

6 - SECCA PUNTA DELL'INDIANO

 

Prende il nome dalla piccola punta che si incontra provenendo da Punta della Torretta andando verso l'abbazia di S. Fruttuoso, alla fine di una piccola baia. L' immersione inizia dal fondo di questa baietta per poi proseguire in direzione della punta: un'immensa parete sommersa si erge dai -50 metri del fondo sino a raggiungere i -25 metri di profondità, formando una terrazza ricoperta di posidonia. Qui in primavera non è inconsueto scorgere grandi rane pescatrici (Lophius piscatorius ), risalite in prossimità della superficie per riprodursi. Lo scenario presentato dalla parete è comune agli ambienti più caratteristici del Promontorio: ricoperta di gorgonie rosse (paramuricee) e corallo, contornate da spugne colorate, briozoi, tunicati ed echinodermi. Spesso nelle fenditure alle quote più profonde riposano quieti gattucci e poco distante è capitato di imbattersi in esemplari di torpedini, mimetizzate nel fondale detritico.

Alcune spaccature che potrete trovare vicino al fondo, sono abitate da aragoste, musdee e scorfani.

Sebbene non troverete molto pesce in questa immersione, rimarrete sicuramente soddisfatti dagli effetti scenografici del fondale. Dopo la punta estrema, la parete prosegue meno ripida con piccole rocce isolate ed è meno interessante del primo tratto descritto. Data la profondità l'immersione è riservata ai più esperti, inoltre le dimensioni della parete non permettono una completa esplorazione rispettando i limiti di tempo imposti dalla curva di sicurezza, quindi è consigliato l'utilizzo di miscele iperossigenate (nitrox).

CRISTO DEGLI ABISSI

7 - CRISTO DEGLI ABISSI

 

Posata nelle acque del borgo di San Fruttuoso nel 1954 per volere di Duilio Marcante, pioniere delle didattiche subacquee, la statua del Cristo degli Abissi è diventata un simbolo per tutti i subacquei e una delle immersioni più famose del mondo.

Si inizia la discesa all'interno della baietta che accoglie la statua, realizzata in bronzo con la fusione di medaglie al valore militare di marinai, ancore di navi ed altri reperti gloriosi di persone che hanno dedicato la loro vita al mare.

La nota scultura giace su un fondo a circa 15 metri di profondità, alla base un socievole grongo divide la tana con una timida murena, e tutt'intorno una miriade di donzelle, tordi, perchie e triglie si affaccendano nella ricerca di cibo. Mantenendo la statua alla nostra destra, ci dirigiamo a sinistra in direzione della parete. Una suggestiva grotta, con uno stretto ingresso a -10 ed una più agevole uscita a -20 metri, permette l'esplorazione anche ai subacquei meno esperti, per scorgere curiosi animali che prediligono gli ambienti poco illuminati.

Continuando a seguire la parete, alla quota di circa 30 metri si incontra una profonda spaccatura alta e ricca di corallo rosso (CorallumRubrium) , rifugio di aragoste. La parete prosegue e, dove questa termina, inizia una zona di grossi massi ricca di volte ricoperte di margherite di mare (Parazoanthus) e passaggi suggestivi.

A seguire una parete sfiora i -40 metri regalando meravigliosi scorci che si tingono di rosso intenso quando vengono illuminati dalle torce, infatti in certi punti le colonie di corallo rosso e di gorgonie raggiungono concentrazioni ragguardevoli.

secca il dragone

8 - SECCA IL DRAGONE

 

Si trova uscendo dalla baia di S. Fruttuoso, sul lato est la parete forma una piccola rientranza ove la parete sommersa rispecchia l'imponenza di quella emersa, infatti precipita vertiginosamente fino alla profondità di oltre 30 metri.

 In corrispondenza dell'angolo estremo della rientranza troveremo una spaccatura verticale che offre rifugio anche a piccole cernie. Nuotando poi verso sud ci si trova sospesi vicino ad una parete che presenta spaccature orizzontali, ricchissime di corallo.  Continuando a nuotare verso l'esterno della baia, la profondità aumenta.

A 40 metri si notano sul fondo grossi massi in cui si trovano concentrate delle gorgonie rosse che sono più rare in parete. Si consiglia di utilizzare una buona torcia per esplorare le spaccature, alla ricerca di aragoste, rari astici, saraghi maggiori e qualche cernia.

All'improvviso la parete svolta a 90°, esattamente come in superficie in prossimità della punta, grandi scogli si ergono verso il largo favorendo l'incontro di pesce di passo oltre che dentici e saraghi.  Sulla via del ritorno, si risale lungo la parete fino ad una quindicina di metri.

Alla quota di 12 metri, un grande tetto, completamente ricoperto da madreporari solitari, Leptopsammia pruvoti e dalla rarissima madrepora coloniale Oculina patagonica, offre rifugio ad una coppia di musdee che convivono con due piccole cernie.

secca la colombara

9 - SECCA LA COLOMBARA

 

Nel parco marino di Portofino le grotte sono piuttosto rare. Possiamo trovare spaccature, tane, qualche rientranza, ma di grotte vere molto poche. La Colombara è un' eccezione, ce ne sono addirittura 3, anche se la più profonda è solamente una rientranza della parete.

L' immersione inizia dalla piccola baia formatasi dal cedimento della volta di un' ampia cavità, quella propriamente detta grotta della Colombara.  A 33 metri di profondità troviamo la prima grotta, alta circa 3 metri, che si inoltra nella parete scelta dell'Università di Genova per lo studio e il monitoraggio del corallo. Uscendo dalla grotta si incontrano i ventagli di Paramuricea clavata che al diminuire della profondità si alternano a quelli più piccoli di Eunicella cavolini, fino a scomparire definitivamente sulla sommità della dorsale. Qui intorno ai 24 metri si apre l'ingresso di un suggestivo camino dove talvolta è possibile incontrare un timido astice e una curiosa musdea.  All'uscita è facile sorprendere cernie e dentici, le prime solitarie e schive, gli altri nuotano in branco quasi indifferenti alla presenza dell’uomo. Uscendo dalla grotta si incontrano i ventagli di Paramuricea clavata che al diminuire della profondità si alternano a quelli più piccoli di Eunicella cavolini, fino a scomparire definitivamente sulla sommità della dorsale. Qui intorno ai 24 metri si apre l'ingresso di un suggestivo camino dove talvolta è possibile incontrare un timido astice e una curiosa musdea. La volta è ancora ricoperta da piccoli rami di corallo, sebbene siano stati decimati negli anni dal passaggio dei subacquei più incauti.

secca gonzatti

10 - SECCA GONZATTI

 

E' la seconda secca del Promontorio di Portofino, ma molto più vicina alla costa rispetto alla secca dell' Isuela.
Più facile da individuare, in quanto il cappello della secca si trova a solo 4 metri dalla superficie e quindi spesso visibile.
E' separata da terra da un canalone profondo 20-22 metri, nel quale alcuni massi offrono rifugio alle specie che abitano la zona: saraghi, capponi, musdee, ma anche cernie, che negli ultimi anni sono ritornate ad essere presenti in grande numero. 
La secca ha la forma di un cono, dove abbiamo la profondità massima all'esterno, verso il mare aperto, a 40-45 metri.
Il lato di ponente è il più digradante e meno interessante dal punto di vista naturalistico.
A partire da 30 metri di profondità, sono presenti le paramuricee (gorgonie rosse), che diventano più fitte scendendo in profondità.
Il lato migliore comunque è quello orientale, meno profondo, dove troviamo le pareti ricoperte da eunicelle e alcune propaggini che si innalzano da 20 metri fino al cappello della secca. 
Qui nelle spaccature troveremo cernie, murene e saraghi, mentre in acqua libera lo spettacolo continua con dentici di buona taglia ed enormi branchi di saraghi pizzuti.
secca Gonzatti 11 - TARGA GONZATTI


L'immersione inizia in corrispondenza di una lapide di marmo, cementata nella roccia, posta a ricordo di Dario Gonzatti, pioniere della subacquea, nel 1947.

Questa immersione è probabilmente riservata ai subacquei più esperti, infatti qui le pareti del Promontorio si inabissano piuttosto rapidamente e vengono interrotte da una terrazza con scogli sparsi a circa 20 metri di profondità.

Dirigendosi verso il largo a -28 metri un angusto passaggio permette l'accesso a una grande sala sommersa, con le pareti e i soffitti decorati con corallo, madrepore, spugne, spirografi e cerianti, mentre nel fondo limaccioso alcuni massi offrono riparo ad una famiglia di parapandali, tra i quali spiccano i più rari gamberi pulitori Stenopus.

Uscendo dalla grotta, alla profondità di 36 metri, ci si trova ai piedi di una grande parete abitata da aragoste, longispinus, gorgonie e ancora molto corallo. Sulla sua sommità dentici e saraghi nuotano nel blu intenso, branchi di salpe brucano tra i cespugli di posidonia e alcune cernie si mimetizzano immobili negli angoli meno illuminati.

secca del raviolo 12 - SCOGLIO  DEL RAVIOLO

Un' immersione stupenda, come molti l'hanno definita, ricca di pesce e di scenografie mozzafiato.

Può essere considerata molto profonda, visto che la roccia scende oltre i 45 metri, ma la fascia più interessante, anche più sicura per il subacqueo sportivo, è quella compresa tra i 25 e i 40 metri.

Nella parete ci sono 2 cavità o grotte.

La prima verso levante a 40 metri è una cavità cieca, ricca di corallo e spugne, tra le quali troveremo aragoste e musdee.

Il fondo fangoso però presuppone abilità nell'assetto per evitare di alzare il sedimento; si riduce a zero la visibilità e si perde l'orientamento.  L' altra grotta più spostata a ponente è più agevole. Ampia e passante, parte da 36 metri e risalendo sbuca 10 metri più in su.

La parete esterna dove inizia, è ricoperta di gorgonie e corallo, mentre all'interno è rivestita dal giallo dei madrepolari.  Vari cunicoli interni ospitano: aragoste, musdee, scorfani e gamberi. All'uscita invece è possibile incontrare delle cernie.

secca testa del elone

13 - SECCA TESTA DEL LEONE


Alcuni anni fa, era una delle pareti più spettacolari del Promontorio, sprofonda in verticale fino a 35 metri, ed era completamente ricoperta di paramuricee e corallo.

L'immersione inizia nella baietta della Testa del Leone, nuotando verso il mare aperto, si esplorano alcune rocce e grandi massi con piccole paramuricee e un bell' ambiente coralligeno. Virando poi verso ponente in direzione della costa, si arriva alla parete. A ventisei metri, in una profonda spaccatura, una piccola sorgente d'acqua dolce è tana di un astice, scorfani e musdee oltre a nascondere una rara colonia di corallo rosa, una variante albina del Corallium rubrum.

Il punto migliore, è dove la parete piega a 90° verso l' esterno, formando un piccolo pianoro traboccante di corallo, madrepolari, e relativa fauna sessile e non.I massi sul fondo a circa 35 metri sono il regno dei dentici, dei saraghi e della cernia. Sulla via del ritorno, nuotando in direzione di Portofino, la parete a bassa quota riserva ancora una sorpresa: un'ampia cavità a 6 metri sotto la superficie, dove è presente un'altra sorgente di acqua dolce che scorre sulla roccia senza mischiarsi a quella salata e se ne può notare infatti il netto taglio determinato dall'incontro delle due diverse composizioni.

Uscendo si trovano folte colonie di Eunicella cavolini disposte in maniera singolare: dall'alto verso il basso.

SCOGLIO DEL DIAMANTE 14 - SCOGLIO DEL DIAMANTE

E' un ambiente particolare, su misura per i subacquei meno esperti, ma altrettanto indicata per coloro che sono alla ricerca di un'immersione diversa dal solito, a caccia di piccoli ma interessanti animali che altrove potrebbero passare inosservati per la presenza di organismi più vistosi.

La profondità massima consigliata è di 25 metri, solo per ammirare i rami di corallo e le gorgonie lungo le pendici di una piccola parete, poi la profondità media è compresa tra i 10 e i 20 metri, dove grossi massi danno vita a passaggi e tetti che si accendono di colore quando sono illuminati dalle torce.

Inoltre cernie, murene, saraghi, polpi, corvine... sono tutte specie facili da incontrare.

 

 

 

 

 

15 - GROTTA DEI GAMBERI

L'immersione nella Grotta dei Gamberi, situata nel lato est di Punta Chiappa, ha inizio a 18 metri sulla base della boa di ormeggio. Dirigendosi verso sud e lievemente a ponente, il fondale roccioso misto a posidonia, degrada lentamente fino a 22 metri, dove inizia una bella parete verticale che sprofonda rapidamente nel blu. Tenendo la parete alla nostra destra, e portandoci verso ponente, il corallo rosso ricopre anfratti in cui aragoste, mustelle e a volte qualche gattuccio, trovano riparo. A circa 37 metri di profondità, si apre una fenditura che penetra nella parete per una decina di metri, nota appunto come Grotta dei Gamberi perché ospita una folta colonia di parapandalo, un piccolo crostaceo decapode (con 5 paia di arti toracici di cui il primo può essere trasformato in chele) lungo fino a 15 cm. di colore rosso pallido e con striature longitudinali più chiare e lunghe antenne. Il "pavimento" della grotta è costituito da fango finissimo che rende pressoché nulla la visibilità se lo sfioriamo con le pinne, è quindi importante mantenere un corretto assetto di navigazione. La grotta è a fondo cieco e occorre ruotare su se stessi in uno spazio abbastanza limitato per dirigerci verso l'uscita. Proseguendo l'immersione, risaliremo la parete e tornati sul pianoro termineremo l'immersione esplorando i grossi massi sul fondo in cui trovano vano riparo grosse cernie.

16 - SECCA DELL'ALTARE


E' considerato tra i punti di immersione migliori del parco dalle autorità del parco marino, per l'alto interesse naturalistico, per cui è permesso l'ormeggio ad una sola imbarcazione alla volta, anziché due, con lo scopo di ridurre l'impatto ambientale che un gran numero di subacquei immersi contemporaneamente potrebbe causare.

L' immersione inizia nella baietta dove è collocata la boa, da questa ci si dirige in direzione della punta, dove a una cinquantina di metri al largo, salgono dal fondo due pinnacoli che sul lato esterno raggiungono i 40 metri di profondità, formando una parete di una forma suggestiva semicircolare.

Sul lato di ponente sono presenti delle fessure orizzontali, lunghe come la parete e piene di corallo.

Scendendo lungo questa parete e illuminando gli spacchi, troveremo aragoste, sea-scorpions e musdee tra il rosso corallo, ma non mancheranno tordi e moray. Terminata la parete, iniziano le paramuricee, che diventano sempre più numerose fin oltre i 50 metri, dove inizia il fango.

Attorno ai 40 metri gli anthias ci avvolgeranno, in risalita invece, puntando verso occidente verso i 20 - 25 metri, troveremo dentici, cernie e saraghi, ma anche cefali, salpe, pagelli e labridi.

punta vessianro 17 - PUNTA VESSINARO


Dalla boa di riferimento tutta la zona a ponente non riveste alcun interesse, il fondale è mediocre fino a 20 metri, dove successivamente diventa un lungo declivio dentritico.

A circa 25 metri di profondità, la roccia forma belle tane dove potremo scorgere qualche grosso pesce di scoglio, come murene. scorfani, tordi e così via. Seguendo il crinale in direzione del mare aperto, sui 30 metri troveremo del corallo sulla parete e successivamente un grosso panettone roccioso, una specie di secca, con il cappello a 32 - 35 metri, che sul versante esterno raggiunge i 50 metri di profondità.

Qui, grandi gorgonie rosse nascondono spaccature piene di corallo e crostacei, non è difficile imbattersi in qualche bel esemplare di spugna ad orecchio di elefante (Spongia agaricina) e a forma di calice (Cacospongia ). Ci si trova forse in uno fra i luoghi meno battuti del Promontorio, la bellezza di questa parete lascia letteralmente senza "respiro". Rientrando sotto costa si esploreranno gli scogli a circa 25 metri di profondità, che normalmente ospitano le cernie, non facili da avvicinare. Tornando poi verso la superficie, spesso si incontrano dei dentici rosa (pagari) che nuotano sulla sommità della parete, accompagnando i subacquei fino alle acque meno profonde.

18 - CASA DEL SINDACO


L' immersione inizia dalla baia in cui è collocata la boa; ad una profondità di circa 20 metri nuotando verso levante, abbiamo un percorso per principianti che consentirà loro di vedere la tipica fauna del Promontorio.

In questo punto è infatti ricca di parazoanthus, madrepolari gialli, eunicelle, ascidie e briozoi. Sarà inoltre probabile l' incontro con qualche polpo, una murena o uno scorfano mimetizzato tra gli scogli.  Questa immersione deve la sua notorietà alla presenza di alcune importanti colonie di Gerardia savaglia, situate a 48 metri, che spiccano tra il rosso acceso delle gorgonie vicine.

Lasciando la parete alle nostre spalle si incontra a 35 metri un gigantesco scoglio attraversato da canali ricchi di gorgonie e corallo, che conferiscono a tutto il luogo l'aspetto di un grande labirinto, sicuro rifugio in profondità per alcuni esemplari di cernie che abbandonano le acque superficiali nel periodo invernale. La complessa struttura svanisce completamente nel fango verso i 55 metri, dove gli ultimi scogli affioranti ospitano bellissime colonie di clavelline.

Questo tratto di fondale comunque è poco frequentato dai subacquei a causa di una eccessiva profondità, la quantità di crostacei di conseguenza, è più numerosa che in altri punti.

19 - SECCA CHIESA DI SAN GIORGIO


E' un' immersione facile, adatta ai principianti che possono esplorare sottocosta la fascia dei 20 - 25 metri, un insieme di grossi massi che crea tane e rifugi per la tipica fauna del posto: saraghi, qualche cernia, scorfani e polpi..

E' possibile incontrare la pinna nobilis, il più grosso bivalve del nostro mare.

Nella parete sotto costa a circa 8 metri si apre un'ampia cavità che porta ad una grotta aerea all'interno del monte, l'ambiente è magico: i giochi di luce creati dal sole che filtra attraverso fenditure nella roccia danno all'acqua un colore verde smeraldo.

Il percorso più profondo per gli esperti si trova nuotando verso ponente, dove raggiungendo la profondità di 35 metri, si trova una serie di massi che sono ricoperti di gorgonie e ospitano una fauna delle tane interessante, costituita da corvine, saraghi e musdee.

20 - FARO DI PORTOFINO


Siamo in uno dei luoghi più misteriosi e affascinanti, occorrono decine di immersioni per esplorare completamente questo ambiente ricco di grotte e anfratti.

Considerata la morfologia del fondo e la sua posizione, quest' immersione e senz' altro tra le più versatili e ricche di pesce di tutto il promontorio. Si può scegliere tra un itinerario in acqua bassa seguendo la linea costiera, oppure di scendere in profondità; gli ultimi massi prima della distesa fangosa sono a 65 metri.

Scendendo in corrispondenza della famosa punta, a circa 8 metri un grande scoglio interamente ricoperto di margherite di mare (Parazoanthus axinellae) indica l'inizio della dorsale che verso levante forma pareti e terrazze nella sua costante discesa verso il fondo. Superati i venti metri incontriamo le prime gorgonie gialle che in profondità lasciano il posto a quelle rosse, le spaccature nella roccia ospitano grossi gronghi e qualche murena, mentre i polpi nelle tane si prendono cura delle loro uova da maggio fino ad agosto.

La franata che segue ospita numerosi esemplari di cernie di tutte le taglie, ormai poco intimorite dai subacquei che guardano incuriosite, qui è facile incontrare anche scorfani rossi di notevoli dimensioni. Musdee e magnose preferiscono l'oscurità dei tanti passaggi, riservati ai più esperti, con i tetti tappezzati dal giallo dei madreporari solitari (Leptopsammia pruvoti) e dalle spugne incrostanti.