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FOTOGRAFIA SUBACQUEA

3. LA FOTOSUB E LA LUCE ARTIFICIALE

 

Come probabilmente risultava già chiaro dai precedenti paragrafi possiamo dire che se non esistesse il lampeggiante elettronico subacqueo molto probabilmente la fotosub sarebbe estremamente penalizzata e noi non potremmo vedere le meraviglie del mondo sottomarino come sono.
Sotto le superfici delle acque dei nostri mari si nascondono i mille colori che siamo abituati a vedere nell'ambiente terrestre. È quindi giusto che, in qualche modo, il fondo del mare venga illuminato o schiarito anche se per brevissimo tempo da una luce capace di riportare i colori ai toni a cui siamo abituati.
La tecnica moderna di ripresa impone, quindi, l'uso del flash, strumento capace di far registrare ad una pellicola o ad un sensore i colori del fondo marino.
Come tutti gli apparecchi, il flash ha subito un'evoluzione rapida, raggiungendo in pochi anni un ottimo livello qualitativo, diventando una parte indispensabile del sistema fotografico sub. La sua buona conoscenza sia nel funzionamento che nell'uso sono legati alla buona riuscita della ripresa.
Come tutta la strumentazione fotografica nasconde insidie, spesso banali, ma che possono deviare però il fotografo che si fida degli strumenti senza avere prima studiato ogni aspetto delle caratteristiche tecniche e pratiche.

Nella fotosub, si nascondono delle tecniche empiriche fatte di regole spesso non scritte. Ognuno poi inventa da solo le proprie basate sui dati raccolti durante le tante prove ed i tanti errori.
Il vero segreto della fotosub risiede qua. Molti per pigrizia, poichè le prove non sono mai comode da eseguirsi, non riescono a gestire delle situazioni che solo a prima vista sembrano complicate.
Ma non c'è nulla di più semplice che seguire le esperienze riportate dai test per arrivare ad usare i nostri strumenti in modo efficace.
Una volta risolti questi impacci, applicarsi alla ripresa sarà molto più facile perché meno distratti dalle nostre insicurezze.

Ritornando alle nostre chiacchiere e con il chiaro incubo che molti di voi siano già prostrati e addormentati davanti a queste pagine, ritorniamo sott'acqua.
In un ambiente così povero di luce diretta (la luce subacquea è sempre diffusa e provoca contorni poco definiti) poter avere l'aiuto di una sorta di "luce solare"  anche di entità limitata,  dà al fotografo la possibilità di

documentare ciò che vede, e di "creare", realtà ricche di suggestione. 

Se usato bene il flash, o, meglio, due diventa strumento fondamentale nella ripresa subacquea, il pennello che ricrea i colori sui nostri fotogrammi.

I modi d'uso sono ovviamente molteplici. Il flash, come detto, può, o solo illuminare l'oggetto inquadrato nel mirino, oppure, può rischiararlo se angolato in modo corretto. Può evidenziare i contorni o la materia di cui è composta, può creare diversi piani di luce ed ombre in modo da dare profondità all'immagine.

I modi d'impiego possono essere molti, più si avrà fantasia e più ci si potrà applicare, ma fino al momento in cui non non ne conosceremo i limiti, le debolezze e le virtù di questo accessorio sarà difficile pensare solo a ciò che vediamo attraverso il mirino.

Caratteri tecnici
Nel prendere in esame un flash elettronico il fotografo deve fare il conto alla rovescia come ha fatto il costruttore al momento del progetto. Ciò che si nota subito è la lampada; più è grande, più emette luce, più necessita di una forte scarica da parte dei condensatori supportati da batterie di potenza adeguata.
Si avrà quindi una carica stabile e breve garantita dalle batterie, ed una emissione luminosa che, data con una parabola idonea, proietterà un cono luminoso senza cadute di luce ai bordi o punti caldi (quelle zone con più luce di altre che si notano in flash di scarsa qualità).
Un circuito di questo genere è una garanzia di funzionalità tecnica in ripresa perchè permette al fotografo di avere una qualità luminosa costante e adeguata.
La quantità di luce che emette è il dato più importante unitamente alla copertura reale ed alla sua qualità. Sono entrambe legate alla costruzione ed al tipo di circuito elettronico impiegato, alla capacità dei condensatori ed alla potenza delle batterie. Non si deve osservare mai l'ingombro totale esterno dell'apparecchio perchè con le tecnologie attuali è facile che il costruttore abbia trovato elementi di dimensioni ridotte. È importante conoscere la potenza espressa generalmente in watt/secondo, l'angolo di copertura, il numero guida, tutti dati che si possono scoprire con una serie di piccoli e semplici test.

La temperatura della luce emessa da un flash elettronico normalmente si aggira intorno ai 5000/5500 °K. Spesso una simile temperatura, in un ambiente molto carico di blu, rende fredde le immagini perchè il blu del fascio luminoso si aggiunge al blu del mare. Si tende, quindi, negli apparecchi più recenti dedicati alla fotosub, a scendere con la temperatura colore fino a 1800-4500 °K, luce molto più carica di rosso per riequilibrare in acqua i toni rendendo meno freddo il mondo sub.
Alcuni flash sono anche dotati di un variatore di temperatura colore, ovviamente sono i più costosi. A complicarci la vita dobbiamo ricordare come, per effetto dell'assorbimento selettivo, il comportamento della luce emessa e la sua natura colorimetrica cambia al cambiare della distanza.
Ricordiamo, inoltre, che l'abbassamento della temperatura della luce deve essere fatto direttamente dal costruttore e non può essere attuato con filtri posti davanti all'oblò. Infatti la correzione della luce attuata dai filtri è ben diversa dalla diminuzione della temperatura attuata dal costruttore che si ottiene dosando la tensione che innesca la lampada in modo che il gas nella lampada non bruci totalmente.

 

La parabola
Spesso non si considera il fattore legato alle variazioni colorimetriche indotte da una parabola non corretta, invece da questa dipende la perfetta copertura che il lampeggiatore può fornire oltre che una assenza di variazioni alla stessa. La mia esperienza mi porta a dire di ricercare parabole che offrano una copertura maggiore dell'angolo di ripresa dell'ottica usata perchè non si può pensare, sott'acqua, di puntare il flash esattamente sul soggetto sia per gli ingombri del materiale usato che le difficoltà di movimento.
Il massimo della copertura che si trova sul mercato è di solito variabile tra 90/100°, sufficiente a coprire le ottiche fino a 15 mm bagnato (o un 24 mm scafandrato).
È possibile anche usare il piccolo trucco di arretrare il flash rispetto alla macchina, in questo modo lo stesso aumenterà la copertura ma a dispetto della potenza e della temperatura colore di cui occorrerà tenere conto.

Tipi di lampade
Bisogna ricordare che queste coperture vengono fornite solo da apparecchi che utilizzano lampade circolari o a ferro di cavallo entro parabole ampie e ben posizionate. In questo modo la copertura è assicurata e non si hanno cadute di luce ai bordi.
Questi problemi si riscontrano negli apparecchi che utilizzano lampade lineari spesso di dimensioni ridotte. La loro emissione di luce è di forma ellittica tale da descrivere un rettangolo, che altro non è se non il formato del 35 mm. In questo spazio la qualità della luce è perfetta ma se si dovesse non centrare perfettamente il soggetto si possono notare cadute di luce abbondanti.
In questo caso è necessario che la luce venga ben diretta senza punti di maggiore luminosità. Questo dipende dalla lampada, dalla parabola e dall'oblò bombato che non restringe l'uscita dei raggi luminosi.
Ricordiamo che un'efficace illuminazione pretende che la potenza della luce deve essere ben collocata su tutto il piano fotografico. Il diaframma impostato al centro può avere un'accettabile perdita ai bordi ma non deve avere variazioni troppo forti (quindi la qualità tecnica dell'obiettivo utilizzato deve essere almeno buona).

Numero Guida NG
La capacità di un sistema d'illuminazione si esprime attraverso il Numero Guida, l'unico elemento che identifica la potenza operativa. Ci sono molti modelli in cui è possibile variare la potenza e di conseguenza avrà più NG utili a seconda del tipo di foto che si intende eseguire.
La mia esperienza pratica mi porta a preferire, ad apparecchi molto potenti, la ricerca di una buona copertura e quindi accoppiabili con ottiche grandangolari.
Infatti, utilizzando la luce del flash come unica fonte di luce, di notte o in grotta, anche con uno strumento di bassa potenza, si possono eseguire l'ottanta per cento delle riprese fotografiche. Non è necessario un lampeggiatore potente che, nell'uso in luce mista, porterebbe solo ad un controllo più difficoltoso.

Accumulatori ed autonomia
È molto importante l'autonomia di un flash che spesso consente di esporre più volte senza dover ricaricare gli accumulatori. Questo è vantaggioso quando si hanno difficoltà nel reperire prese di corrente o quando si effettuano più immersioni giornaliere eliminando il problema di un flash che si fermi improvvisamente.
Il numero dei flash dipende dal tipo di batteria, dal voltaggio e dall'amperaggio.
Più quest'ultimo sarà elevato più l'accumulatore sarà in grado di fornire energia per ricaricare i condensatori.

Il NG che il costruttore fornisce nelle istruzioni dell'apparecchio stesso è esatto, ma, poichè la fotografia subacquea è priva di regole precise, è consigliabile provare sempre. Queste prove ci porteranno a conoscere quello che chiameremo NGS o Numero Guida Subacqueo.

La ricerca del NGS
Nelle riprese fotografiche subacquee l'impostazione del flash e la conoscenza del tipo di emissione che esprime, si possono considerare tra il 60 ed il 70% del risultato.
Per poter arrivare a questo è necessario che fisicamente sia visibile la quantità di luce, la qualità e il tipo di cono luminoso.
La prova di tutto ciò, si può eseguire in piscina e se realizzata con precisione darà dei dati che potranno essere riportati su tabelle accoppiabili allo strumento.
Si pone un tabellone colorato (40x60 cm o altra base misurata) ancorato sul fondo di una piscina. Deve essere sollevato dal fondo quel tanto che basta per poter fotografare in ginocchio. Una sagola con segnali posti ogni cinquanta centimetri (ma gli intervalli sono a scelta) deve venir sistemata perpendicolarmente al tabellone e servirà a segnalare la distanza da cui si devono eseguire la serie di scatti.
La macchina fotografica deve trovarsi in asse con il tabellone colorato ed il flash, sullo stesso piano della fotocamera, deve essere leggermente angolato (45°) in modo che la luce non rifletta perpendicolarmente nell'obiettivo.

 

Per ogni diaframma disponibile si scatta una foto partendo dalla distanza più vicina alla più lontana a scelta. Terminata la prima sequenza si scatta ancora una volta ponendo una mano davanti all'obiettivo.
Sviluppato il film, o riguardata la sequenza di file su computer (non effettuate la verifica sull'lcd della macchina in quanto potrebbe risultare fuorviante, e se costretti fatelo settando la sua luminosità su valori molto bassi), che non va tagliato ma tenuto in striscia, se l'intera prova è stata eseguita correttamente, potremo annotare quale sia il diaframma migliore per ogni distanza.
Ad una osservazione più attenta potremo vedere come alla medesima distanza abbiamo, sempre, un colore illuminato in modo più corretto rispetto agli altri.

Si consiglia per questa prova di utilizzare un tabellone con almeno sei colori base tra cui devono essere presenti sempre il bianco e il nero.
Il risultato determinerà il diaframma utile per ogni distanza oltre che i diaframmi relativi (due) alla ripresa di colori chiari e scuri (pensiamo alla ripresa di un soggetto parecchio scuro o di un pesce molto riflettente).

Un esempio pratico chiarirà meglio il concetto:
se ad una distanza di un metro il tabellone sarà perfettamente illuminato con un diaframma 8 (f/8), questo sarà il diaframma da usarsi sempre in relazione ad un azione in cui il soggetto principale si troverà posto ad un metro. Sicuramente con f/8 il bianco risulterà leggermente sovraesposto mentre il rosso risulterà tenderà a mostrarsi sottoesposto.

Quando si fotograferà un soggetto ad un metro con parti molto chiare (sabbia, conchiglie, nuotatori) chiuderemo di 1/2 stop il diaframma per avere una esposizione più corretta.
La prova della tabella cromatica andrebbe effettuata anche al variare dell'obiettivo che si porta sott'acqua per i differenti indici di rifrazioni, riflessione totale e diffrazione. Una volta ottenuto, per ogni distanza, il corrispondente diaframma si può fotografare un soggetto (per ogni distanza) con tre scatti successivi: il primo con diaframma base, il secondo con uno stop in più ed il terzo con uno stop in meno (esposizione a forcella o bracketing).
Alla fine di queste prove abbiamo ottenuto l'NGS del nostro flash e le correzioni necessarie. Questi dati andranno comunque variati al variare delle condizioni ambientali (pensiamo a quando ci troveremo con molta sospensione presente in acqua) ci permetteranno di trasporli al variare delle emulsioni sensibili.

 

 

Calcolo teorico del NGS
Per coloro che non desiderano effettuare la prova pratica diremo che quando è noto il Numero Guida della sorgente luminosa (flash a lampada o elettronico), esiste la possibilità su base empirica di effettuarne il calcolo. La tecnica parte dall'esperienza, e come tale riporta un valore medio che non si adatta con la precisione della prova precedente, ma per chi è abbastanza pigro da non voler fare prove in piscina (magari non gli piace l'acqua dolce o l'acqua clorata) l'algoritmo mi dice che basta dividere il NG per la distanza tra flash e soggetto (nota bene: dal flash e non dalla macchina) per ottenere il diaframma.
Nel caso inverso avendo un diaframma e volendo conoscere la distanza si divide il NG per il valore del diaframma e si ottiene la distanza.
f/ = NG/d
d = NG/f

Sott'acqua però la luce si comporta in modo diverso rispetto a come fa in aria e di conseguenza, si divide il Numero Guida in aria per 3 per ottenere un NG Sub approssimato.
Il valore reale è quello ottenuto dopo numerose prove in acqua con diversi tipi di apparecchi, che introduce un ulteriore coefficiente di divisione pari a 1,69 (coefficiente dell'indice di rifrazione elevato alla seconda).
NGS = NG/3
NGSc = NGS/1,69

Se si deve cambiare la sensibilità del mezzo sensibile (pellicola o sensore che sia) e si dispone di un Numero Guida Subacqueo trovato per una sensibilità nota, si può avere la seguente formula per trovare il NGS per la sensibilità:
NGX = NG iso (IsoX/IsoY) dove:
NGX sta per il numero da trovare;
NGiso è il Numero Guida conosciuto;
IsoX è la sensibilità di cui si vuole stabilire il NG;
IsoY sta per la sensibilità del NG conosciuto.

La ricerca del cono
La seconda prova pratica è quella che ci porta a trovare il tipo di cono luminoso emesso dall'apparecchio, come la precedente deve essere eseguita in piscina contro una parete. Il flash, posto su di un cavalletto o retto con una staffa, viene sistemato ad una distanza compresa tra 0,70 o due metri. La macchina fotografica va tenuta più indietro e nel centro del mirino va posto il flash sul cavalletto.
Si scatta una serie di fotogrammi a differenti diaframmi che riprenderanno un'ampia area della parete, più grande della parte illuminata. Con un piccolo calcolo si potrà elaborare l'ampiezza del cono (l'angolo), la copertura alle varie distanze dal soggetto e si vedrà praticamente la qualità della luce e la forma del cono luminoso.

L'inverso del quadrato della distanza
Altro fattore penalizzante sta nella perdita di intensità luminosa, quest'ultima è regolata dalla legge dell'inverso del quadrato della distanza. Se si raddoppia la distanza tra flash e soggetto, la quantità di luce che cadrà sul soggetto sarà ridotta ad un quarto del valore iniziale.
Se la distanza viene triplicata allora la riduzione sarà ad un nono e così via. Supponendo di avere un valore luce, ad un metro di distanza, equivalente ad un diaframma f/8, a due metri questo valore raggiungerà f/2 con una perdita di un quarto della sua potenza luminosa.
Questo rapporto vale molto di più nell'acqua dove, la perdita dovuta all'assorbimento ed alla dispersione della luce, è maggiore ed aumenta in progressione oltre i due metri.
In acqua un flash elettronico della potenza nominale di 100 watt perde un diaframma ogni 40 cm.

Posizionamento di un flash
Partendo dalla considerazione assodata che usando un solo flash si può posizionare o indirizzare la luce nel punto dove si preferisce schiarendo la porzione di soggetto che più interessa, possiamo notare come solo la fantasia del fotografo potrà limitarne le possibilità operative. Infatti una volta conosciuto e sperimentato il proprio flash la tecnica d'impiego non deve essere più intralcio o provocare patemi d'animo.
Tornando a noi, notiamo come operativamente il flash tenda ad essere sistemato su di un braccio, la cui lunghezza dipende molto dalle scelte personali, che si tiene fissato o sulla staffa della fotocamera o sui pomelli appositi delle custodie. Alcuni bracci prevedono degli sganci rapidi per permettere il brandeggio a mano dello stesso. Questi sganci devono essere sicuri e sganciarsi solo su manovra del fotografo stesso per cui va curata la loro scelta con attenzione.

Personalmente consiglio di tenerlo sulla staffa ogni volta che si ritrae a distanze fisse e con luce piena, mentre in caso di uso del flash in schiarita, il brandeggio è la scelta ottimale (anche se a volte con bracci di media lunghezza si può ovviare anche a questo).

 

Le variabili in gioco sono ovviamente:
- lunghezza del braccio
- tipo di impugnatura
- staffa.
In questo caso le scelte sono molte e tutte con campi d'azione e validità sicura per cui vanno scelti in base alle proprie necessità. Tenendolo in mano si ha la possibilità di posizionarlo ovunque si desideri e si può spostarlo avanti e/o dietro al soggetto, per controllare l'emissione luminosa (con un po' di macchinosità in più si può fare lo stesso con il tutto fissato).
Se si memorizza il cono di luce prodotto dallo strumento, sarà facile il suo puntamento sul soggetto ed immaginare quanto sarà ampia la copertura.

Posizionamento di due flash
Come sempre accade due flash sono la soluzione ottimale in qualunque tipo di fotografia, compresa quella subacquea.
Generalmente si tende a non impiegarli per il peso e l'ingombro prodotto dal loro assemblaggio e dal loro trasporto, ma la fotografia realizzata con due flash ha ben altro sapore che non quella ripresa con uno.
Semplici prove ci permetterranno di controllare quanto sia vero e quanto la tecnica necessaria non abbia nulla di difficoltoso se non l'ingombro e la complessità dell'attrezzatura.

Cominciamo con le buone regole
1. predisporre uno dei flash, il secondario, regolato o avente una potenza di lavoro inferiore, ad una distanza dal soggetto maggiore dal principale.
Questa regola vale qualunque sia la posizione del primo flash e per tutte le immagini che non richiedono un'illuminazione piena del soggetto. Insomma nel caso di foto a scopi scientifici del fondo marino; mappatura di reperti archeologici ed altre situazioni simili, questa regola perde della sua validità.

Come possiamo vedere dalla prima regola le potenze e la copertura dei due strumenti possono essere anche diverse purchè vengano utilizzate con criterio e raziocinio. La ripresa con due o più flash richiede una tecnica leggermente differente dalla singola poichè si devono scegliere bene i punti da illuminare e la distanza dei flash. È ovvia la necessità di conoscere i dati tecnici (angolo di copertura e NGS) di tutti gli strumenti che si usano.
Il metodo più facile di impiego di più flash è di avere il primario sulla macchina fotografica ed il secondo innescabile con una fotocellula o in modalità servo, quindi anche libero di essere spostato.
Ci sono sistemi in commercio che permettono l'uso accoppiato di due flash montati sullo stesso spinotto ma si presume sempre che i due apparecchi debbano essere dello stesso modello perchè sulle spine sincro innestabili nelle prese delle fotocamere esiste una corrente continua di valore molto basso che differisce tra un modello e un'altro.
Quando gli strumenti non sono uguali questa differenza di tensione può provocare il non funzionamento di uno dei due, normalmente quello con la tensione più bassa. Una delle soluzioni più facili, desiderando usare due flash accoppiati, è di averne uno fisso alla fotocamera, posizionato con almeno un angolo di 45°, ed il secondo, su un braccio lungo, in mano.

Contrariamente a quanto qualcuno ha sicuramente pensato il flash meno potente, il secondario è quello sulla macchina, con il compito di schiarire, mentre il primario deve essere tenuto in brandeggio libero.

Mi sono accorto di avere forse tralasciato qualche aspetto della tecnica d'uso del flash per cui richiamo altre informazioni di base. I più esperti mi perdoneranno bypassando questa piccola annotazione.
Ci sono due maniere essenziali di utilizzare l'illuminazione prodotta da un flash elettronico:
- fonte principale d'illuminazione in tutte le situazioni,
- illuminazione secondaria per ravvivare il colore nelle riprese subacquee.

Il primo sistema non impegna più di tanto poichè si applica il NGS e le formule derivate (una volta sperimentate l'esperienza permetterà di tralasciarle nel background culturale, laggiù in fondo a destra dei nostri meandri mentali), illuminando il soggetto.
È evidente come possa succedere che i piani successivi risulteranno il più delle volte scuri (sottoesposti) e le immagini daranno la sensazione di essere state scattate in ambienti poco accoglienti.
Nella pratica fotografica questo sistema è poco consigliabile anche se non evitabile nella fotografia notturna ed in tutti gli ambienti con limitata visibilità come in grotta o in alta profondità ed in zone particolarmente torbide.
Ci sono chiare limitazioni imposte a questa tecnica fotografica dalla distanza massima a cui il flash riesce a fornire una quantità di luce sufficiente. Nel cono luminoso prodotto dallo strumento si possono impiegare solo quelle ottiche che ne vengono totalmente coperte tenendo sempre presente sia l'ampiezza dell'emissione luminosa che la caduta dei bordi.
L'angolo di posizionamento rispetto all'asse della macchina in questo tipo di ripresa deve essere almeno di 45° per evitare effetto neve.

Flash in luce ambiente
Per usare il flash come fonte secondaria d'illuminazione la tecnica è un poco più complessa ma non così difficile da apprendere se si potranno e vorranno fare alcune prove.

Schiarire per colorare
Il termine schiarimento indica l'illuminazione delle ombre per ottenere tonalità meno forti e contrastate. Nella fotografia subacquea è utile perchè un leggero schiarimento fa risaltare i colori del nostro soggetto senza nulla togliere al fascino dell'ambiente subacqueo.
La tecnica impone che la luce emessa dal flash debba essere uguale per esposizione a quella esistente nell'ambiente circostante. Per far questo bisogna conoscere bene il rapporto diaframmi/distanze, ottenuti con il primo test sulla tabella cromatica. Ed è bene sapere anche i diaframmi alternativi in relazione al colore del soggetto che si vuole illuminare. E se avremo fatto anche la prova per trovare la reale copertura prodotta dal flash avremo una buona possibilità di riuscita.
L'esposizione ambiente deve essere presa con un esposimetro, strumento che indica su una scala tarata la quantità di luce esistente espressa in diaframmi (f/), valore che andrà impostato sull'ottica della fotocamera.
Se scattassimo una fotografia in queste condizioni avremmo un risultato perfetto ma privo di colore. Per schiarire con il flash senza sovraesporre l'immagine si deve usare lo strumento con il medesimo diaframma impostato sulla fotocamera.
Se ad esempio sarà f/8 andando a cercare il medesimo diaframma sulla scala del flash troviamo la distanza a cui lo strumento deve essere posizionato per produrre la quantità esatta di luce. Questo tipo di tecnica, la più usata, non impone limiti sia espressivi che tecnici.

Tipi di posizionamento
La quantità di luce emessa dallo strumento e il suo angolo di copertura non condizionano in alcuna maniera la ripresa. Se il flash ha una copertura ottima con pochissima perdita dei bordi, l'impiego viene molto facilitato e il risultato sarà garantito. Solo dopo le prove si potrà comprendere che è molto meglio usare un flash che non sia troppo potente o che abbia la possibilità di ridurre l'emissione luminosa.
In questo modo sarà impossibile sovraesporre i soggetti che si stanno riprendendo.
Una regola fondamentale da seguire nelle prime uscite suggerisce che è sempre meglio avere errori di sottoesposizione (ci si attende un minimo di sottoesposizione in una foto sub) perchè in questo modo si riesce più facilmente ad ottenere un risultato perfetto per la tecnica dell'esposizione a forcella.

Macchine con TTL flash
Nelle Nikonos IV e V, nella Motormarine II e sulle macchine scafandrate che lo permettono, è presente un circuito esposimetrico che calcola la luce riflessa dal soggetto illuminato nel momento di scatto del flash e che diminuisce la quantità di luce emessa quando questa risulta sufficiente all'automatismo.
Questo meccanismo, se nella foto terrestre risulta molto utile ed affidabile non dà gli stessi risultati nella foto sub perchè può accadere che venga riflessa da elementi presenti in acqua dovuti a polluzione e sospensione (l'acqua, elemento più denso dell'aria, contiene sempre del materiale che si interpone tra fonte luminosa e fotocamera, per cui un granello di sospensione riflettendo luce, provoca un prematuro spegnimento dell'apparecchio).
Inoltre, dovendo lavorare con diaframmi pre-impostati impedisce la esecuzione della foto ambiente.
L'unico reale vantaggio del TTL (throuht the lens - attraverso le lenti) è nella ripresa ravvicinata (quella, per intendersi, effettuata a 30-60 cm di distanza dal soggetto) dove, in acque pulite, il meccanismo funziona bene (ricordarsi comunque di effettuare più scatti variando il diaframma).

I filtri nella foto sub
I filtri colorati servono per cambiare tonalità alla luce, per ripristinare una perdita di colore e per ottenere una giusta scala di grigi e contrasti nel bianco e nero.
Per quanto mi riguarda, non ha mai fatto uso di filtri nella foto sub ++, specialmente a colori, e ne sconsiglio l'uso. È comunque una scelta personale: molti fotografi utilizzano filtri correttori di diversa intensità per rendere più caldi alcuni toni e per aumentare il contrasto (ma in subacquea il contrasto è già elevato).

               

I filtri CC (Color Compensating) della Kodak si possono montare sulle fotocamere all'interno della custodia e, sulla Nikonos, dopo l'ultima lente. Sono realizzati in materiale plastico delicatissimo che va maneggiato con molta attenzione per evitare righe. Sono disponibili in sette gradazioni per tutti i colori primari e aggiuntivi e si acquistano anche separatamente nei negozi specializzati.
Per correggere la ripresa in bianco e nero si usa il giallo (Y) ed il rosso (R) che aumentano il contrasto.

Non pensate però che montando sull'ottica un CC 50Y in ambiente poco luminoso si possa ottenere un soggetto chiaro e dettagliato: il filtro evidenzia solo certi toni e rinforza alcuni colori ma, se si eccede, si ottiene un contrasto troppo duro.