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FOTOGRAFIA SUBACQUEA

4. LA MACROFOTOGRAFIA

 

Con il termine generico di macrofotografia si indicano le tecniche di ripresa per mezzo delle quali si possono realizzare immagini di soggetti posti al di sotto della distanza minima di messa a fuoco di un obiettivo normale.
A questo proposito va detto che il limite della distanza minima di messa a fuoco è determinata dalla possibilità meccanica di ottenere un sistema che faccia allontanare più di una certa distanza l'obiettivo dal piano pellicola.
Più precisamente potremo definire il concetto di macrofotografia secondo la seguente suddivisione:
a) Ripresa ravvicinata fino a un rapporto di riproduzione 1:1
b) Macrofotografia dal rapporto 1:1 fino a 10:1
c) Oltre tale limite entreremo nel campo della microfotografia con l'impiego di apparecchiature particolari ed utilizzate a scopo scientifico (microscopio a scansione).

Rapporto di riproduzione
Effettuando riprese ravvicinate (soprattutto con l'ausilio di tubi di prolunga) in genere non si parlerà di distanza di messa a fuoco, ma di rapporto di riproduzione definito come il rapporto tra le dimensioni del soggetto impressionato sulla pellicola e le sue dimensioni reali.
In pratica, immaginando di riprendere un quadro di cm 2 di lato in funzione delle dimensioni che saranno registrate sulla pellicola determineranno il relativo rapporto di riproduzione, secondo il seguente schema:
dimensione reale 2 x 2
Dimensione sulla pellicola
2 cm = rapporto 1:1
1 cm = rapporto 1:2
0,5 cm = rapporto 1:4
4 cm = rapporto 2:1

In pratica il rapporto di riproduzione sarà destinato alla frazione nella quale la prima cifra indica le dimensioni registrate sulla pellicola e la seconda cifra le reali dimensioni del soggetto.

 

Metodi di ripresa
Per realizzare immagini al di sotto della distanza minima della messa a fuoco di un obiettivo esistono diverse possibilità:
- Uso di lenti addizionali semplici o gruppi di ++(complesso macro Nikonos e Motormarine)
- Uso di tubi di prolunga
- Uso di obiettivi macro

 

Le lenti addizionali
Una lente positiva posta davanti ad un obiettivo di una qualsiasi lunghezza focale, disposto all'infinito fornisce un'immagine perfettamente a fuoco di un soggetto posto ad una distanza pari alla lunghezza focale della lente stessa. Da questa semplice definizione possiamo dire che montando davanti all'obiettivo una lente poi potremo accorciare la distanza minima di messa a fuoco, in pratica potremo avvicinarci di più al soggetto che ci interessa.

Schema di lente addizionale
La potenza focale di una lente è espressa in diottrie che si ottengono dividendo 100 per la lunghezza focale - 100:25 cm = 4 diottrie.
La lunghezza focale (ovvero la distanza di messa a fuoco) si ottiene dividendo 100/numero di diottrie - 100:4 diottrie = 25 cm.
Ricordiamo che una lente positiva in acqua riduce la capacità di 1/5, perchè il valore in acqua si ottiene moltiplicando il numero delle diottrie per 0,20, risultante dalla differenza tra indice di rifrazione del cristallo ottico e indice di rifrazione dell'acqua: 1,52 - 1,33 = 0,19.
Le lenti addizionali possono essere utilizzate sia su fotocamere anfibie che scafandrate.
Nel primo caso esiste la possibilità di montare e smontare sott'acqua l'accessorio; mentre nel secondo caso questo non sarà possibile, fatta eccezione per la vecchia Rolleimarin dotata di un apposito dispositivo che addirittura permette l'utilizzo di 2 lenti di diversa focale e la loro sovrapposizione.
Per quanto riguarda la valutazione della distanza di messa a fuoco, non essendo possibile effettuare valutazioni a stima, in considerazione della ridotta profondità di campo, sarà necessario l'uso di apposite aste distanziatrici che, in alcuni modelli, sono inoltre di un riquadro di delimitazione del campo di ripresa.

Astina distanziatrice con riquadro centratore
L'utilizzo di nuove lenti addizionali introduce aberrazioni proprie delle lenti e soprattutto una generale diminuzione della qualità delle immagini.
Allo scopo di ridurre al minimo tali inconvenienti è stato progettato, per le fotocamere del gruppo Nikonos, un complesso macro costituito da due lenti unite da un telaio metallico, con interposto gas.

Tale accessorio è dotato di apposita asta distanziatrice sulla lente, mentre sulla parte terminale vanno applicati i riquadri che delimitano l'area di ripresa, in base al tipo di obiettivo utilizzato (80, 35, 28 mm).
La distanza tra le lenti ed il soggetto è di circa 235 mm per tutti e tre gli obiettivi, la messa a fuoco è all'infinito ed i campi inquadrati hanno le seguenti dimensioni in mm:
28 mm = 144x216
35 mm = 109x164
80 mm = 53x79
Come abbiamo potuto notare la distanza di ripresa non è dipendente dalla lunghezza focale utilizzata che influenza unicamente il punto di ripresa.

 

Ottica

Ambiente

Tutta aperta

f4

f5.6

f8

f11

f16

f22

f3.5 28 mm subacqueo

+ 6.3

- 5.9

+7 .2

- 6.7

+ 10.2

- 9.3

+ 14.1

- 13.2

+ 21.5

- 17.8

+ 31.1

- 25.1

+ 45.1

- 33.3

f2.5 35 mm in aria

+ 3.7

- 3.6

+ 6.0

- 5.6

+ 8.5

- 7.8

+ 12.3

- 11.1

+ 17.3

- 14.9

+ 26.1

- 21.1

+ 37.4

- 27.8

  subacqueo

+ 2.8

- 2.7

+ 4.5

_ 4.2

+ 6.4

- 5.9

+ 9.2

- 8.4

+12.8

- 11.4

+ 19.1

- 16.2

+ 27.0

- 21.1

f4 80 mm in aria  

+ 1.3

- 1.1

+ 1.8

- 1.5

+ 2.5

- 2.2

+ 3.4

- 3.1

+ 5.0

- 4.5

+ 6.9

- 6.2

  subacqueo  

+ 1.0

- 0.8

+ 1.3

- 1.2

+ 1.9

- 1.7

+ 2.6

- 2.3

+ 3;7

- 3.4

+ 5.1

- 4.7

 

Più (+) rappresenta l'aumento e (-) il decremento di distanza rispetto a la punto a distanza di 235 mm dalla superficie della lente addizionale. Le distanze sono espresse in millimetri.

Tubi di prolunga
La realizzazione di immagini ravvicinate può essere effettuata attraverso l'intersposizione, tra obiettivo e corpo della macchina, di appositi anelli distanziatori, comunemente denominati tubi di prolunga.

Tali accessori producono l'aumento della distanza tra obiettivo e piano pellicola (tiraggio), consentendo in tal modo di mettere a fuoco soggetti posti al di sotto della distanza minima di messa a fuoco dell'obiettivo utilizzato.
A differenza di quanto citato nell'uso delle lenti addizionali alla determinazione del rapporto di riproduzione e della distanza di messa a fuoco, concorrono sia la lunghezza del tubo, sia la focale dell'ottica utilizzata.

Rapporto di riproduzione = Tiraggio/Lunghezza focale

Esempio: Obiettivo Nikonos 35 mm con tubo di prolunga con tiraggio 70 mm = rapporto di riproduzione 2:1.

Il fatto di aggiungere uno spessore tra obiettivo e pellicola (tiraggio) comporterà una perdita di luminosità, poichè equivalente ad una maggiore diaframmatura dell'obiettivo; pertanto a parità di diametro del foro del diaframma aumentando il tiraggio diminuirà proporzionalmente la quantità di luce che andrà a colpire il piano della pellicola.

I tubi, a differenza delle lenti, ci consentono di raggiungere elevati rapporti di riproduzione senza accusare perdita di definizione o aberrazioni cromatiche evidenti.
Per ovviare almeno in parte alla ridotta profondità di campo, sarà necessario chiudere il diaframma ai suoi valori minimi e avvicinare il flash al soggetto da riprendere in funzione del suo livello di assorbimento della luce.
L'intensità luminosa si ottiene spostando avanti e indietro la sorgente illuminante, in modo da ottenere la giusta quantità di luce sui diaframmi 16 - 22.
Con un tubo di prolunga del rapporto 1:1 ed un flash elettronico di numero guida (NG) 8, la distanza della parabola è di circa 20 cm dal soggetto di medio ingrandimento.
È consigliabile illuminare il soggetto utilizzando il flash a mano dall'alto come se si volesse imitare la luce solare; in caso di utilizzo di due flash questi possono essere posizionati lateralmente al soggetto stesso.
I tubi di prolunga sono forniti di un distanziatore-marginatore che facilita la scelta del campo di ripresa. Il loro limite è rappresentato dalla non intercambiabilità sott'acqua, per cui una volta
immersi si è costretti a fotografare, per tutta la durata dell'immersione con quel particolare tipo di rapporto di riduzione.
Comunemente in commercio esistono tubi con i seguenti rapporti di riproduzione: 2:1, 1:1, 1:2, 1:3; da utilizzare con l'obiettivo da 35 mm.

Obiettivi macro
Nel caso si disponga di una macchina fotografica reflex ad ottica intercambiabile scafandrata, esistono in commercio obiettivi studiati appositamente per la realizzazione di immagini ravvicinate: gli obiettivi macro.
Tali obiettivi consentono una costante visione del campo inquadrato e danno la possibilità di scegliere a piacimento il rapporto di ingrandimento da adottare a seconda del caso o del soggetto che vogliamo fotografare. Al tempo stesso non tolgono la possibilità di fotografare, volendo, un soggetto posto all'infinito.
In conseguenza, tali obiettivi, per quanto riguarda le riprese in macrofotografia, sono considerati la soluzione ottimale pur presentando alcuni inconvenienti.

                        

Primo fra questi l'ingombro delle macchine scafandrate e la conseguente difficoltà di orientare la macchina in riferimento del campo inquadrato a causa dei mirini solitamente piccoli e al tempo stesso della distanza dei nostri occhi dal mirino, dovuta all'uso della maschera subacquea.
Gli obiettivi macro più usati sono caratterizzati da focali oscillanti tra i 50 e i 100 millimetri.
L'avvento delle fotocamere e dei relativi obiettivi autofocus ha portato una ventata di novità nel settore; infatti tali attrezzature utilizzate per riprese ravvicinate hanno fornito ottimi risultati, ovviando alle difficoltà di messa a fuoco sopra elencate.

Illuminazione
Come abbiamo visto sott'acqua lo
spettro solare subisce un assorbimento selettivo; pertanto risulta indispensabile, per la realizzazione di immagini ravvicinate, l'utilizzo di fonti di illuminazione artificiale.
Trascurando gli illuminatori a luce continua, dotati in genere di potenza insufficiente ed i flash a lampadina che, data la non elevata temperatura di colore, possono produrre a distanza ravvicinata antiestetiche dominanti; rivolgeremo la nostra attenzione ai flash elettronici.
Inoltre, l'uso di diaframmi ai massimi valori, contribuisce a rendere indispensabile l'uso del flash.
Al di la di particolari tecniche di illuminazione (flash in semi-controluce, controluce, ecc), possiamo dire che risulterà opportuno ridurre al minimo le parti non illuminate e le zone d'ombra; occorrerà indirizzare opportunamente le fonti d'illuminazione utilizzando in alcuni casi: due flash contrapposti; schermi riflettenti.

Chi usasse una fotocamera con flash regolato da un circuito TTL non dovrà preoccuparsi dell'illuminazione e potrà tranquillamente indirizzare la propria attenzione alle operazioni di messa a fuoco ed inquadratura, sicuro che l'automatismo dell'esposizione non tradirà, a patto di non trovarsi con sfondi chiari o troppo scuri che potrebbero indurre in errore l'automatismo stesso.

Il flash macro
Tutte queste tecniche si possono eseguire nello stesso modo sia con uno che con più flash. Con due flash di uguale potenza posti a quarantacinque gradi rispetto all'obiettivo e davanti al soggetto va, per entrambi, mantenuta la medesima distanza dal soggetto. Se gli altri flash vengono usati solo per schiarire ulteriormente di fianco o dietro la prova può essere eseguita con un solo apparecchio purchè gli ausiliari al momento della ripresa siano più distanti dal soggetto rispetto al principale (la distanza equivalente di 1/2 o 1 diaframma).
Come per la fotografia in genere l'illuminazione rappresenta anche in questo caso il cinquanta per cento del successo.

 

Un piccolo abitante del mare, oltre ad essere reso visibile in modo migliore se illuminato in modo tale che le sue forme o i suoi particolari colori ne vengano evidenziati.
Tutto ciò si può ottenere anche con un solo flash se lo si pone nella migliore posizione (mai quella frontale). Solo l'esperienza indicherà la posizione più giusta a seconda dei casi. Ad esempio la tessitura di un piccolo corallo andrà perduta se il flash è posizionato frontalmente ma si evidenzierà moltissimo se la luce è messa radente. Così come alcuni animali semitrasparenti non vanno mai ripresi con luce frontale, che appiattirebbe il soggetto, ma con luce laterale o addirittura dalle loro spalle.
Ricordate sempre comunque di scattare tre fotogrammi spostando leggermente la distanza del flash proprio per evitare di dovervi pentire quando è troppo tardi.
Le posizioni ottimali con un solo flash sono due: quella con il flash a 45° e quella in cui l'apparecchio è posto sopra con luce che spiove dall'alto.
Come alternativa e solo in alcuni casi di fianco (radente) e dietro (controluce). Con due flash è l'immaginazione del fotografo che deve essere messa in moto per evidenziare il soggetto il più possibile. Il primo flash potrà essere di lato ed il secondo sopra, oppure entrambi di lato, oppure uno frontale e l'altro dietro.
Ricordate comunque che state fotografando molto da vicino e che è estremamente facile ottenere l'effetto neve, cioè l'illuminazione della sospensione sempre presente in acqua.

Metodi di illuminazione per evitare l'effetto neve

Ricordate anche che ampie zone in ombra sono fastidiose nei rapporti piccoli e si preferisce vedere bene e chiaramente l'intero fotogramma.

Quindi dosate accuratamente la luce e il puntamento del flash cercando di immaginare il cono di luce che produce e dove viene diretto. In molti casi se il soggetto è troppo luminoso si può anche spostare l'asse del cono luminoso dal centro del soggetto in modo che solo una parte della luce illumini il soggetto evitando una sovraesposizione.

La macrofotografia non è un ripiego della fotografia subacquea, come si pensa in generale, visti i risultati immediati che dà, ma una vera e propria specializzazione in cui bisogna andare a cercare i soggetti nei luoghi dove vivono per poi ritrarli adeguatamente.

È necessario tenere a mente tutte le prove che si intendono fare e la messa a fuoco di tutti gli strumenti devono essere eseguite sempre in acqua. Le misure, anche se di poco, cambiano e la luce viene assorbita dall'acqua anche se la distanza del soggetto è minima.
I forti ingrandimenti richiedono una straordinaria intensità luminosa dei soggetti. Questo il motivo per cui ogni volta che si interpone una lente aggiuntiva o un tubo di prolunga il flash deve essere ravvicinato moltissimo al soggetto. L'illuminazione cresce con il quadrato del rapporto di ingrandimento.
Nel rapporto 1:1 il tempo di posa deve essere quattro volte maggiore di quello normale. Non potendo in fotografia subacquea usare tempo di esposizione lungo è necessario avvicinare la fonte luminosa nel medesimo rapporto che spesso non si può calcolare e che quindi si deve trovare attraverso delle prove.
Ingrandendo di due volte la posa dovrebbe essere maggiorata di 4 volte. Ancora una volta il flash andrà ravvicinato di una distanza che bisogna scoprire con semplici prove o effettuando varie esposizioni per una stessa ripresa con varie coppie tempo-diaframma.

Analizziamo qualche foto contenente errori:

 

                                                 foto 1                                                                                                  foto 2

 

 

                                                 foto 3                                                                                                foto 4

 

Come vedete sono 4 scatti tutti effettuati con una compatta, non ci interessa il modello, in una custodia di quelle che comunemente si accoppiano alle compatte, anche in questo caso non interessa il modello.
Sono evidenti i problemi espositivi. Analizziamo le foto una per una.


La prima, presenta una parte (angolo in alto a sinistra vistosamente bruciata. Non si riesce a capire cosa si volesse fare. In realtà al centro si può intravedere un piccolo nudibranco del tipo flabellina. I problemi sono legati alla estrema vicinanza del soggetto, probabilmente sarà stata selezionata la posizione macro. Ora, questa posizione pur possibile per la macchina in realtà è sempre nella impossibilità di ricevere l'illuminazione del flash della macchina sia per la vicinanza che per l'errore di parallasse (il flash ha un area di copertura che non coincide con la copertura che ha la lente).

                                 

                                Errore di parallasse nella Nikonos V                                                    Errore di parallasse nella Nikonos III

Con queste immagini ricordo l'errore di parallasse classico presente nelle Nikonos in cui non c'è corrispondenza tra quanto inquadrato dalla lente e quanto visto nel mirino (le immagini sono diverse perché a seconda del modello l'errore di parallasse poteva essere diverso). Ora nel nostro caso abbiamo un errore del tipo della Nikonos III aggravanto dal fatto che l'errore, più si è in prossimità del soggetto, più è grave. Se a questo aggiungiamo una scarsa copertura del flash ed una sua limitata potenza oltre ad un evidente errore di bilanciamento del bianco capiamo il risultato.

Analizziamo la seconda foto, qui siamo più distanti dal soggetto ma abbiamo più piani di cui il secondo distante. È evidente che la potenza del flash ha illuminato il primo piano ma non il secondo, che presenta inoltre, un apparentemente inspiegabile, punto luminoso. Questo dipende dal fatto che o lo stesso fotografo o qualche compagno era provvisto di torcia, siamo in una grotta o sotto un arco (le gorgonie non amano gli ambienti luminosi). Questo ci permette di cancellare uno dei falsi miti della fotosub, che una torcia possa essere usata con profitto. Vedete la luce rossa e soprattutto la sua qualità per copertura e per irregolarità (utile per schiarire e per aiutare l'autofocus ma per il resto inutile).

Nella terza foto è presente lo stesso soggetto della prima ma, la distanza è maggiore e la luce del flash arriva. La bruciatura superiore esiste ancora. Cosa fare? In questo caso sarebbe stato positivo utilizzare un pannellino diffusore davanti al flash (basta un pannellino non trasparente di plastica bianco) e l'utilizzo del retro della lavagnetta sub come pannellino riflettente per deviare tutto quel po' po' di potenza luminosa (si fa per dire).

Nell'ultima foto, francamente credo che il flash non c'entri molto e che la foto sia stata fatta con una torcia che ha provocato scarsa nitidezza, colori completamente falsati e contrasto inesistente.

Analizziamo ora una nuova foto.

                                                   foto 5

Anche qui il problema è il flash. In questo caso è legato sia alla sua copertura, un cono non molto grande, che al fatto che il soggetto è disposto frontalmente ma con buona parte del corpo che si sviluppa dietro. Probabilmente mancava anche il diffusore che avrebbe aiutato. L'effetto si legge pesantemente negli occhi dello scorfano e nel fatto che la luce ha appiattito il suo muso.
Un pesce come lo scorfano, ricco di escrescenze e piume sarebbe stato meglio illuminato da una luce laterale. Il pesce, inoltre, era all'erta e pronto a scattare (lo vediamo dalla pinna dorsale alzata, segno inequivocabile) e la profondità di campo non eccezionale.
In questo settore possiamo fare ben poco perché le compatte hanno la chiusura del diaframma piuttosto limitato (e visto le dimensioni delle lenti, non credo che sia possibile fare altrimenti).
La subacquea, come fotografia, ama molto le impostazioni manuali (purtroppo non sempre ritrovabili nelle nostre macchine), e vuole una regolazione spinta del flash. Unico attrezzo che possiamo aggiungere a poco costo è un pannellino riflettente.

Con un po' di pazienza anche con una compatta si possono avere delle foto buone purchè si cerchi di sfruttare le caratteristiche più nascoste lavorando diminuendo la potenza del flash o schermandolo per diffonderlo o con un pannellino o sottoesponendo.

Le prossime foto sono state ottenute con la Coolpix 5900.

           

                                                  foto 6                                                                                                                    foto 7

Certo non sono pro ma rappresentano un bel passo avanti da cui partire per poi aggiungere in un secondo tempo, un flash esterno e poi una luce pilota e partire alla scoperta della fotosub…

 

Riduzione della sospensione e del rumore nella fotosub

la prevenzione

I "disturbi" della fotografia subacquea hanno varie origini, prima di tutte la presenza di infinite particelle solide sospese nel mezzo liquido, poi la grana della pellicola o il "rumore" del sensore digitale. Questa caratteristica è tanto più accentuata quanto più l'acqua è cosparsa di sabbia o plancton e direttamente proporzionale alla sensibilità della pellicola o del sensore in particolar modo nelle zone di minor luminosità.
Vediamo ora come minimizzare questo problema, in primo luogo analizziamo le misure da prendere per prevenire il più possibile la comparsa di questi disturbi durante la fase di ripresa:
In primo luogo cerchiamo, ove possibile, di non utilizzare sensibilità maggiori di 100-200 iso, non è assolutamente necessario impostare la macchina a valori superiori nella quasi totalità delle fotografie subacquee. Anche se i sensori oggi vengono descritti come miracoli della tecnologia (e lo sono) nei quali il rumore di un'immagine a 800 iso è paragonabile a quella di una a 100, e magari lo riscontriamo anche noi nelle nostre foto, così non è per tutte quelle immagini in cui sono presenti delle zone scure, dove il sensore viene messo "alle corde" e comincia a mostrare quel fastidioso effetto puntinato. Impostare la sensibilità a valori alti può avere senso solo nel caso di riprese d'ambiente, dove il flash anche potente non può arrivare ad illuminare sufficientemente, a profondità elevate o nel caso di cielo nuvoloso, ad esempio un relitto da riprendere nel suo insieme ad una quota oltre i 40 mt.
Del resto, utilizzando nella fotosub prevalentemente ottiche grandangolari, non avremo particolare bisogno né di chiudere molto il diaframma né di utilizzare tempi veloci, in quanto non vi sono molti problemi di mosso o di scarsa profondità di campo. Queste considerazioni sono valide anche per gli indomiti e irriducibili utilizzatori di quella magica emulsione chiamata pellicola fotografica.
Per quanto riguarda la sospensione, in primo luogo sarà bene... non alzarla, avvicinandoci con cautela al punto di ripresa e cercando di farlo prima dei nostri compagni di immersione non fotografi, che non possono comprendere questa necessità. Il secondo suggerimento riguarda la luce del flash che, come ormai è spiegato da anni in tutti i sacri testi, deve essere angolata rispetto all'asse di ripresa dell'obiettivo. Perché il flash deve essere lontano e angolato? Per spiegare questo concetto mi rifarò al principio di funzionamento dei fari automobilistici cosiddetti "fendinebbia": questi sono posti normalmente vicini al fondo stradale, ciò perché il fascio di luce andrà a colpire la zona da vedere (la strada) senza illuminare le particelle acquose costituenti la nebbia poste tra gli occhi del guidatore e la strada stessa. In tal modo la luce riflessa dalla strada che raggiunge gli occhi del conducente illumina le particelle solo nel percorso di "ritorno" verso di essi. Con una illuminazione parallela o coassiale alla vista del guidatore, ad esempio con i fari "abbaglianti", il risultato sarà un muro bianco di particelle illuminate nel percorso di "andata" della luce. Questo principio si applica anche nel caso di illuminazione del flash angolato e distante dalla macchina fotografica, e spiega la necessità di utilizzare bracci più o meno lunghi ed articolati su cui applicare i lampeggiatori. In realtà quello che avviene non è esattamente come spiegato, una parte di sospensione inquadrata viene comunque illuminata dalla luce nel percorso di andata, solo che le particelle verranno illuminate parzialmente e saranno quindi meno visibili.

In questo disegno schematico vediamo come vengono illuminate parzialmente le particelle di sospensione.

la cura

Qui per gli utilizzatori di pellicola c'è poco da fare, a meno che non si voglia in un secondo momento, convertire in digitale la preziosa immagine "analogica".
Iniziamo dal "rumore" del sensore; i principali programmi di fotoritocco (il solito Photoshop oppure Corel Paint Shop Pro, quest'ultimo da me utilizzato molto volentieri) posseggono un filtro di riduzione del rumore che non consiste unicamente in un "ammorbidimento" dell'immagine a scapito della incisività (o "acutanza") dei margini, ma addirittura permettono una enfatizzazione della messa a fuoco, analogamente alla "maschera di contrasto" pur riducendo la granulosità. Ovviamente gli effetti di questi filtri sono personalizzabili e, prova che ti riprova, si otterranno i risultati voluti. Esiste inoltre, scaricabile a pagamento, un programmino molto efficace chiamato Neat Image dedicato esclusivamente a questa funzione. Lo descrivo in sommi capi: essendo un cosiddetto plug-in può essere inserito nell'ambito dei programmi di fotoritocco più diffusi, e utilizzato come qualunque altro effetto; questo vuol dire che, volendo lavorare per "livelli" oppure "scontornando" delle aree, si potrà applicare la modifica selettivamente a zone diverse dell'immagine. Il modo più semplice per utilizzare il programma è quello di selezionare un'area priva di dettagli (ad esempio lo sfondo blu) per permettere al software di analizzare il disturbo da correggere, poi si personalizzerà la diminuzione del rumore e l'aumento dello "sharpening" e si potrà osservare in anteprima il risultato prima di applicarlo all'intera immagine od a una parte di essa. In alternativa, se dovesse mancare la zona uniforme da analizzare, si può utilizzare un'altra foto magari fatta appositamente con le stesse caratteristiche di sensibilità e rumore priva di particolari. E', infatti, assolutamente indispensabile analizzare il rumore nella zona interessata senza che siano presenti altri particolari, questi sarebbero infatti interpretati come "disturbo" e sfocati, dando luogo a un'immagine inaccettabile. Essendo un software professionale, inoltre, presenta una serie di regolazioni e personalizzazioni su cui non mi dilungo, vale senz'altro la pena comunque acquistarlo. Il rovescio della medaglia di questi effetti consiste nel rischio di produrre immagini i cui soggetti appaiano un po' finti, "plasticosi" e poi, aspetto assolutamente da non sottovalutare, la tendenza a produrre, su aree degradanti in maniera uniforme come ad esempio lo sfondo blu, un effetto "posterizzazione", ovvero un degradare della luminosità non uniforme ma a "strati" . Per evitare quest'ultimo problema è bene non esagerare con la regolazione dell'intensità del filtro, che sia quello proprietario del fotoritocco utilizzato o che si tratti del plug-in citato, e non salvare le immagini così trattate con la compressione jpg (che, effettuando delle approssimazioni nelle tonalità di colore aumenterà ancor di più questo effetto), almeno per le copie che intenderemo stampare ed ingrandire. Inoltre non facciamoci tentare troppo dall'aumento dello sharpening, analogamente alla maschera di contrasto questo può generare effetti di "aliasing" (scalettature) che ci rovineranno l'immagine. E' molto utile selezionare zone di differente influenza degli effetti tramite la scontornatura od il lavoro per layers.

Ma ora viene il bello: nella fotografia subacquea i puntini della sospensione assomigliano molto al disturbo digitale generato dal sensore, i filtri in questione potrebbero essere efficaci per la riduzione di questa fastidiosa presenza, magari aiutata poi dal pennello "clona" per ripulire ulteriormente la nostra beneamata foto.

Ecco l'immagine come si presenta priva di regolazioni ("flat").

 

Come descritto sono stati applicati il plug-in "Neat Image" e il pennello "clona"per l'eliminazione sia del rumore digitale che della abbondante sospensione presente nell'immagine (sono stati regolati anche il contrasto e la luminosità oltre che il bilanciamento dei colori, ma questo esula da questa trattazione). E' apprezzabile anche un indesiderato effetto posterizzazione dovuto alla compressione jpg necessaria per la pubblicazione su internet.

Nelle immagini con aree uniformi e con tonalità degradanti è facile incorrere nel fenomeno della "posterizzazione" (strati visibili).

Il particolare della foto precedente mostra meglio il problema della posterizzazione, in aggiunta abbiamo anche un notevole "aliasing" (scalettatura) dovuta anch'essa alla compressione jpg.

Per i "pellicolari" poi, udite udite! Quando si acquisisce allo scanner una diapositiva si ha a che fare con la grana della pellicola, il rumore digitale dello scanner e magari pure con la sospensione in acque non limpidissime. Inoltre, se vengono acquisite, come si consiglia analogamente alle riprese con macchine digitali, in maniera completamente "flat", cioè priva di regolazioni precostituite, si noterà anche una certa morbidezza non sempre gradevole: bene, rimbocchiamoci le maniche e, dopo un po' di esperimenti vedremo apparire immagini che nemmeno immaginavamo e rivaluteremo persino diapositive scartate. A proposito: non le avrete mica buttate?

Questo è il risultato della acquisizione allo scanner di una diapositiva.

Particolare della precedente: vediamo nel riquadro l'anteprima del Plug-in Neat Image e nel resto dell'immagine il rumore digitale e la grana della pellicola.